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LOMBARDIA: DI QUALE SANITA’ HANNO BISOGNO I CITTADINI
Più del settanta per cento del Bilancio della Regione Lombardia è destinato alla sanità. Ma come funziona la sanità nella nostra regione? A quasi quindici anni dall’entrata in vigore della legge 31, che ha varato il cosiddetto modello lombardo, sono evidenti i limiti del sistema sanitario lombardo e i problemi che devono essere affrontati. L’aver messo sullo stesso piano ospedali pubblici e cliniche private, se ha consentito la libertà del cittadino di scegliere dove andare a farsi curare, non ha però dato certezza dell’appropriatezza delle cure. Lo dimostrano i numerosi scandali nella sanità privata, a partire da quello più clamoroso della Clinica Santa Rita. I cittadini hanno diritto a ricevere prestazioni sanitarie necessarie e non inutili, fatte solo per garantire guadagni facili. L’appropriatezza delle cure è perciò un obiettivo importante da portare avanti. Un altro problema da affrontare è quello della partecipazione alla spesa. Sempre di più i cittadini sono costretti a pagare per farsi curare, e non parlo solo dei ticket sul pronto soccorso, sui farmaci e sulla diagnostica. Parlo del fatto che per superare code e attese che per alcune tipologie di esami o interventi sono molto lunghe, soprattutto verso la fine dell’anno, si è spesso costretti a pagare privatamente, e in alcuni casi a rinunciare addirittura alla cura. Il malato si trova, infatti, di fronte ad un vero e proprio percorso ad ostacoli. Da quando il medico di famiglia gli prescrive un esame fino a quando arriva dallo specialista, vi sono dei passaggi obbligati da fare che comportano tempo, code e fatica: prenotazione, pagamento ticket, ritiro esami, ritorno dal proprio medico, per poi a volte ricominciare da capo. Eppure ognuno di noi è dotato di una carta plastificata (Carta SISS) che, se funzionasse, consentirebbe di prenotare l’esame direttamente dal computer del medico di famiglia, di avere sempre via computer i risultati degli esami, di inserire nella stessa carta SISS il fascicolo sanitario del paziente. Aver posto al centro dell’attenzione in questi anni quasi esclusivamente l’ospedale come ha fatto Formigoni ha, di fatto, indebolito i servizi sul territorio, quelli di prevenzione e di cure intermedie e quei servizi necessari per assistere chi esce dall’ospedale: dimissioni protette, riabilitazione, lungodegenza, assistenza domiciliare. Serve, infatti, un ruolo più moderno e innovativo del medico di medicina generale e un rafforzamento della guardia medica, servono servizi per la cronicità, visto l’aumento del numero di persone anziane con più patologie. Serve, insomma, ricostruire la cosiddetta “continuità assistenziale”, per garantire continuità di cura. Occorre cambiare l’approccio alla sanità. Prima ancora di parlare di modello organizzativo, bisogna partire dai bisogni di assistenza, facilitare e garantire l’accesso ai servizi, per non lasciare sole soprattutto le persone più fragili. Partire dai bisogni, riorganizzare la sanità sul territorio, integrare i servizi sanitari con quelli sociali, ridurre la burocrazia, non è questione secondaria, ma determinante. Così come è importante ripensare al ruolo degli ospedali. La ricerca scientifica, le innovazioni tecnologiche, l’evoluzione della medicina, fanno sì che gli ospedali del futuro, fra meno di dieci, quindici anni, saranno molto diversi da quelli attuali. Molte prestazioni e interventi verranno fatti in Day Hospital o a livello ambulatoriale. In ospedale si andrà solo in determinati casi e per determinati interventi chirurgici, e ci si starà per pochi, pochissimi giorni. Ci sarà bisogno, anzi c’è già oggi bisogno di una diversa edilizia sanitaria, di una diversa organizzazione del lavoro, di nuove professionalità. Ci sarà bisogno di eccellenza, di efficienza e di efficacia delle prestazioni. L’ospedale del futuro dovrà lavorare in rete con gli altri servizi socio sanitari e sociali presenti sul territorio, contribuendo così a costruire un nuovo sistema salute. Saranno in grado i nuovi ospedali di rispondere a questa sfida? E’ questo l’interrogativo.







