COMUNICATO STAMPA
SERVIZI ALLA PERSONA
Bloccata in commissione la legge sulla rete dei servizi alla persona per una battaglia ideologica e velleitaria della maggioranza.
Non sono stati discussi gli emendamenti dell’Ulivo per la costruzione di una rete sociale di maggiore efficacia e tutela delle fragilità.
E’ ferma al palo la legge sulla rete dei servizi alla persona in discussione oggi in Commissione Sanità.
La maggioranza, invece di trattare stamane gli emendamenti dell’opposizione, ha scelto di spostare il piano della discussione su un terreno assolutamente improprio per una legge che dovrebbe riformare la rete dei servizi sociosanitari rivolti ai cittadini.
La discussione sull’interpretazione dell’inizio della vita, il tema sul quale si è impantanata la commissione, è strumentale, fuorviante e inutile da porsi in questa sede, secondo i consiglieri dell’opposizione che hanno deciso di abbandonare l’aula.
“Quello sull’inizio della vita è un dibattito alto che va fatto in altre sedi. Non accettiamo la sfida a chi tutela di più la vita perché non ci interessa – afferma la consigliera dell’Ulivo Maria Grazia Fabrizio -. La maggioranza, che oggi non è riuscita nemmeno a portare a casa un voto a causa di problemi interni, sa bene che questa Regione avrebbe davvero le risorse per creare una rete efficiente di servizi alla persona e invece si perde in discussioni velleitarie e in battaglie ideologiche prive di utilità. Con i nostri emendamenti – continua Fabrizio – intendiamo immettere nel testo elementi a tutela della salute e benessere del bambino, della maternità e della paternità responsabile, della natalità e della gravidanza. In prima istanza occorre rafforzare la rete dei consultori”.
“In commissione abbiamo assistito al teatrino assurdo di emendamenti e sub-emendamenti dello stesso centrodestra, in lotta per stabilire chi tra loro sia il più strenuo difensore della vita umana – ha rincarato Ardemia Oriani -. Una battaglia ideologica che non a caso ha prodotto malumori anche nella parte più laica della Casa delle libertà, al punto che la seduta è stata sospesa per mancanza di numero legale. Noi non possiamo accettare una battaglia ideologica di questo genere, soprattutto se significa abdicare dalla tutela della donna in una fase molto delicata della sua vita ed all’affermazione del suo diritto ad una maternità libera e consapevole”.
Milano, 18 ottobre 2007
