COMUNICATO STAMPA

 

 

 

Legge regionale sul Governo della Rete dei Servizi alla persona

 

Nota del Gruppo del Partito Democratico

 

La legge dovrebbe costruire la “rete” dei servizi e l’integrazione tra sistema sociale e sanitario.


Parlare di servizi alla persona significa occuparsi di anziani, disabili, minori, famiglie, grave disagio, dipendenze, fragilità permanenti o temporanee, attraverso la rete di strutture e di prestazioni esistenti e/o da aumentare, grazie all’intervento e alla responsabilità di Regione/Asl/Provincie/Comuni e Comunità Montane/Terzo Settore/Soggetti Diversi (Enti riconosciuti dalle confessioni religiose, sindacati, privati, associazioni di categoria, ex IPAB).


Il sistema socio sanitario si fonda su alcuni principi e su alcune leggi pilastro. I principi sono quelli contenuti nella Costituzione Italiana e nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea.


Le leggi pilastro sono la Legge regionale n. 31/1997 (riordino del servizio sanitario regionale e sue integrazioni con le attività dei servizi sociali), la Legge regionale n. 1/1986 (riorganizzazione e programmazione dei servizi socio assistenziali) che viene interamente abrogata, la Legge regionale n. 1/2000 (riordino del sistema delle autonomie in Lombardia), la Legge n. 328/2000 (legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) e Leggi di settore nazionali e regionali.

 

La situazione.

Sul medesimo argomento, cioè la rete dei servizi, sono stati presentati tre Progetti di Legge:

  • PdL iniziativa di Giunta n. 212
  • PdL iniziativa DS-Margherita e altri n. 221
  • PdL iniziativa PrC-Verdi-C.I. n. 232

che sono stati abbinati per il dibattito, con relatrice Margherita Peroni di FI.


Dopo oltre 40 audizioni si è avviato il dibattito in Commissione che ha portato a interessanti modifiche al testo iniziale di Giunta, presentato nella primavera del 2006. Dopo molte difficoltà metodologiche il 25 settembre la relatrice ha presentato un nuovo testo sul quale il Partito Democratico ha presentato 72 emendamenti in Commissione.


I motivi della nostra contrarietà rispetto al PdL, sono da ricondurre alle seguenti divergenze strategiche:

 

1) l’esigibilità del diritto alle prestazioni da noi richiesto è cosa diversa dall’esigibilità delle prestazioni definite dalla Regione. Noi proponiamo per la Regione il ruolo di programmazione che le compete rispetto all’integrazione degli interventi sociali e socio-sanitari e la definizione e declinazione sia dei livelli essenziali omogenei e uniformi, sia di quelli aggiuntivi;


2) nella definizione di compiti, responsabilità e risorse legate alle prestazioni sociali e socio-sanitarie è imprescindibile l’attuazione della sussidiarietà formale e sostanziale, definendo con chiarezza il ruolo di Regione, province, comuni, III settore.
Il principio di sussidiarietà presentato nel testo non viene assolutamente tenuto in considerazione, procedendo invece ad una chiara opzione di accentramento di compiti alle Asl e quindi alla Giunta regionale;


3) gli strumenti di partecipazione e programmazione non possono solo essere citati e per di più in modo non completo ma vanno promossi e valorizzati, considerandoli obiettivi oltreché strumenti. In questo senso diventa per noi fondamentale inserire e definire con chiarezza lo strumento del piano socio sanitario regionale, i Piani Attuativi Locali delle ASL, i Piani Sociali di zona dei Comuni, oltrechè il ruolo di rappresentanza e tutela degli utenti svolto dai patronati e dalle associazioni;


4) la legge deve avere come obiettivo la centratura sui bisogni della persona e non sui servizi, per questo riteniamo fondamentale l’istituzione dello sportello unico sovrazonale in ogni ambito distrettuale nel quale avvenga l’integrazione da parte dei “servizi” della presa in carico, della garanzia della multidisciplinarietà degli interventi appropriati e della personalizzazione della risposta. Sportello unitario che in ogni ambito distrettuale sia in rete con i servizi e gli interventi predisposti dalle ASL, AO, Comuni, uffici di pubblica tutela, patronati, soggetti del privato sociale, III settore, anche in via telematica;


5) la legge deve dare risposta chiara ed esigibile ai temi della non autosufficienza, e della vita indipendente che sono trattati nel testo in modo superficiale come emergenze o problemi marginali e non come politiche strutturali da inserire nella normalità degli interventi;


6) sulla maternità è stata inserita in modo strumentale la dizione della difesa della vita fin dal suo concepimento. L’emendamento da noi presentato è questo: “Tutelare la maternità e garantire il sostegno alla natalità e dal benessere del bambino, anche attraverso la rete dei consultori, rimuovendo le cause di ordine sociale ed economico che possono ostacolare una procreazione cosciente e consapevole”;


7) valorizzare le figure professionali sociali e sociosanitarie attraverso la formazione, la responsabilizzazione e il riconoscimento è per noi indispensabile anche per migliorare e qualificare la risposta all’utenza. E’ fondamentale come era presente nel nostro testo, l’investimento da parte delle Istituzioni sulla formazione, aggiornamento e miglioramento delle condizioni contrattuali degli operatori. Nel testo del centrodestra il ruolo del personale non corrisponde né alle esigenze dell’utenza, né alle aspettative degli stessi operatori;


8) è per noi importante introdurre lo strumento dell’I.S.E.E. nonostante la difficoltà di applicare la normativa nazionale esistente. E’ necessario che la Regione definisca i principi e i criteri per la eventuale compartecipazione ai costi delle prestazioni da parte dei cittadini, attraverso questo strumento, al fine di selezionare in modo oggettivo la richiesta di pagamento per l’utente e/o la sua famiglia e l’eventuale ricorso ai Comuni per sopperire ai costi non sopportabili dagli indigenti. Questo è il punto di maggior differenziazione con il PrC che sostiene nei fatti la gratuità, anche se ciò riverserebbe sui comuni costi insostenibili;


9) nella definizione delle risorse abbiamo proposto un fondo integrativo per i piccoli comuni non superiore ai 5.000 abitanti, in difficoltà nell’erogare prestazioni urgenti, obbligatorie e non differibili nel tempo (es. decreti dei tribunali nei confronti dei minori);


10) va definita con chiarezza l’Istituzione del fondo regionale a favore della non autosufficienza;


11) devono essere inseriti strumenti di controllo della qualità delle prestazioni e del sistema di integrazione e devono essere presenti clausole valutative e indicazioni sulle modalità di monitoraggio e di informazione.

 

Per questo abbiamo presentato 57 emendamenti al testo presentato in Consiglio sul quale in Commissione abbiamo votato in modo contrario.


Maria Grazia Fabrizio, Ardemia Oriani, Sara Valmaggi, Luca Gaffuri, Carlo Porcari

 

Milano, 5 febbraio 2008


 

 

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